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Bertran de Born

 


Molto mi piace la lieta stagione di primavera

 
 
Commento di Francesco Galietti


Bertran de Born si presenta come un'eccezione tra i numerosi poeti del suo tempo. Invece di dedicare un elogio ad una donna, o meglio, ad una Madonna, egli rivolge le sue parole piene di trepidazione e piacere alla guerra.Nella poesia "Molto mi piace la lieta stagione di primavera" sono riscontrabili diversi elementi tipici della poesia d'amore. Il primo è il "topos" della primavera, simile , per esempio, a quello in "Dolci garriti e gridi". Ma, se nelle altre composizioni esso prelude generalmente all 'ingresso in scena dell'amore per una donna, qui il topos lascia spazio a ben altro. Infatti subito le immagini delle tende delle truppe e di cavalieri schierati in sella ai loro destrieri fugano ogni ombra di dubbio sull'argomento della poesia.

Il poeta professa più e più volte il suo amore per la guerra, ripetendo volutamente "E mi piace" ai vv 6, 11, 13: la vista di gesta belliche gli procura una "grande allegrezza".Nella sua poesia abbondano fin dall'inizio le immagini di guerra sanguinose e crude, che conservano unacapacità di impatto emotivo non indifferente. La poesia termina poi con due vibranti esortazioni del poeta alla guerra, dopo aver passato in rassegna molte immagini di questa.

"Baluardi rovinati in breccia", teste e braccia mozzatte, petti attraversate da lance colpiscono l'animo del lettore sempre e comunque, di qualsiasi periodo egli sia. Infatti questa poesia è solo in apparenza semplice e priva di poeticità. La lirica che descrive gesta eroiche ed epiche, tocca, con le sue immagini calde e vivide, vette di musicalità ed epica che nessun altro genere di poesia può raggiungere.

Nonostante la sua folgorante diversità rispetto alle poesie d'amore "tipiche", "Molto mi piace la lieta stagione di primavera" contiene alcuni elementi in comune con esse. Ad esempio vi è il topos della gerarchia sociale. Se in " Dolci garriti e gridi" vi è un vassallaggio del poeta verso l'amata, qui si nota senza ombra di dubbio la distanza socio-gerarchica tra il comandante ("che il signore è il primo all'assalto" v.22) ed i suoi uomini.Caratteristico del periodo, vi è anche un fine didascalico nell'opera. Infatti Bertran è preoccupato per la progressiva decadenza della cavalleria.E' sbagliato leggere in questa composizione un inno alla violenza, quanto piuttosto una ode al valore cavalleresco, che assorge alla sua vera origine e non è imbrigliato nella finzione dell'amore. Infatti, come sostiene anche J. Huizinga, il desiderio di dare uno stile all'amore era più che un vano giuoco: era la violenza stessa della passione che spingeva la società del tardo Medioevo a trasformare la sua vita amorosa in un bel gioco con nobili regole.